Ott 23, 2025 | chiedi alla dottoressa, Salute e nutrizione
Le revisioni scientifiche più recenti (Nieman 2020, Hess 2021) concordano che il latte, yogurt e formaggi non aumentano i marker infiammatori (come CRP o IL-6).
In molti casi, anzi, si osserva una riduzione dell’infiammazione, soprattutto in persone con sovrappeso o sindrome metabolica.
Il latte da solo non fa la differenza.
In una dieta equilibrata, ricca di verdure, fibre, grassi buoni e pochi zuccheri, i latticini (soprattutto fermentati e a basso contenuto di grassi) si comportano da alimenti neutri o persino protettivi contro l’infiammazione cronica.
Secondo una grande revisione (Zhang 2021) circa 200 ml di latte al giorno si associano a:
- minor rischio di sindrome
- metabolica
- minor rischio di obesità e diabete di tipo 2
- minor rischio cardiovascolare
Il latte sembra più ALLEATO che nemico.
L’unica area in cui il latte può avere un ruolo “pro-infiammatorio” è la pelle. Alcuni studi osservano che un consumo frequente di latte, soprattutto scremato, può favorire la comparsa di ACNE, soprattutto sulle pelli sensibili.
Il latte non causa infiammazione sistemica.
Se inserito in una dieta sana, può contribuire al benessere metabolico.
Solo in casi specifici serve una limitazione personalizzata.
Il latte non è il nemico, ma va inserito nel giusto contesto.
In ogni caso, la risposta al consumo di latte o dei suoi derivati è individuale.
Genetica, microbiota e tolleranza al lattosio influenzano come lo metabolizziamo.
Un piano alimentare personalizzato aiuta a gestirne il consumo più adatto a te!
Feb 12, 2025 | chiedi alla dottoressa
Si, ci sono evidenze che bere un bicchiere di acqua con un cucchiaio di aceto, meglio se di mele, prima di mangiare un alimento contenente zuccheri permette di appiattire i picchi di insulina e di glucosio.
Secondo alcuni ricercatori, soggetti che hanno consumato aceto prima dei pasti per 3 mesi, hanno ridotto il loro peso da 1 a 2 kg soprattutto a livello del grasso viscerale. Oltre a questo, si è notata la riduzione dei livelli di trigliceridi.
L’aspetto interessante è che non soltanto si appiattisce la curva di glucosio a seguito dell’assunzione di aceto, ma si riduce anche la quantità di insulina.
Il potere benefico dell’aceto lo possiamo ottenere anche mangiando prima del pasto un’insalata condita con un cucchiaio di aceto!
Gen 15, 2025 | chiedi alla dottoressa
Ripassare, soffriggere o trifolare sono tre modalità di cottura in padella che, con la forza del calore, stabiliscono un legame chimico tra l’alimento che si cuoce e l’olio in cui viene cotto.
Spesso queste metodiche possono far sembrare i cibi più pesanti; invece, gli alimenti preparati con queste cotture stimolano il fegato a lavorare più intensamente favorendo così la produzione di bile, fenomeno che aiuta anche la digestione.
Chi è solito utilizzare solo olio a crudo per le preparazioni dei cibi, quando assume alimenti ripassati, soffritti o trifolati può riscontrare difficoltà digestive, gastrite o reflusso, problemi dovuti alla ridotta produzione di bile per rallentamento delle funzioni epatiche da mancata stimolazione.
Per quanto riguarda l’apporto calorico del soffritto, non essendo un fritto, non ci dobbiamo molto preoccupare perché la quantità di grasso assorbito è molto bassa e l’apporto calorico delle verdure soffritte è quasi nullo. Inoltre, potremmo diluire l’olio di cottura con del brodo, così da ridurre il quantitativo complessivo del grasso.
Possiamo comunque sottolineare qualche accorgimento per preparare il soffritto, per ripassare o per trifolare gli alimenti:
• utilizzare sempre olio extravergine d’oliva ed in quantità limitata
• mantenere la fiamma vivace, ma non troppo alta (circa 60°-65°)
• aggiungere gli ingredienti quando l’olio è caldo ma non troppo
• girare costantemente con un cucchiaio di legno
• coprire la padella o il tegame con un coperchio, in modo che ci sia sempre umidità utile per non fare attaccare il soffritto
• aggiungere acqua se necessario per non portare la temperatura dell’olio troppo alta
Si quindi alle verdure ripassate in padella!
E tu come cuoci le verdure?
Set 7, 2022 | chiedi alla dottoressa, Salute e nutrizione
Il gelato non può essere considerato un alimento completo. Gli alimenti completi non esistono in quanto, per definizione, sono quelli che contengono le giuste quantità e proporzioni dei diversi nutrienti ossia proteine, grassi e carboidrati e neanche il gelato ovviamente rientra tra questi.
Il valore nutritivo del gelato varia a seconda degli ingredienti: latte e crema di latte, uova, zucchero, cacao, caffè, frutta, frutta secca per fare qualche esempio.
Il gelato contiene inevitabilmente molti zuccheri (carboidrati semplici), ma è povero di altri nutrienti, di conseguenza mangiando solo un gelato potremmo avere di nuovo fame dopo poco tempo in quanto da un basso senso di sazietà e viene digerito piuttosto rapidamente.
Il gelato può quindi contenere le proteine del latte e/o delle uova, grassi di facile utilizzazione, zuccheri semplici, qualche vitamina e qualche minerale. Il valore calorico varia fra le 220 Kcal circa (per 100 grammi) dei gelati al latte e le 160 Kcal circa dei gelati alla frutta.
Considerate che un gelato medio-grande alle creme miste può arrivare a fornire circa 400-500 chilocalorie; quindi, sotto l’aspetto dell’apporto energetico può “sostituire” un pasto, mentre non può certo farlo dal punto di vista del valore nutritivo.
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