Nutrizione nell’età evolutiva

L’importanza di una corretta alimentazione sin dai primi anni di vita

Il rapporto con il cibo, nell’età della crescita nel contesto attuale

Negli ultimi 30 anni è aumentata notevolmente l’incidenza di sovrappeso e obesità in età pediatrica. L’obesità può incidere in modo importante sulla salute del bambino ma anche sulla sua qualità di vita. Le buone o cattive abitudini alimentari si stabiliscono durante l’infanzia e l’adolescenza e da quel momento si definirà lo stato di salute e benessere del futuro adulto.

Oggi ci troviamo di fronte alla mancanza di un rapporto equilibrato con il cibo e soprattutto dopo la trascorsa pandemia che ha portato i bambini e i ragazzi ad un repentino cambiamento di stile di vita con un aumento del rischio per la loro salute. Quello che contribuisce all’aumento del tasso di obesità e di sovrappeso sia infantile che giovanile è la modifica dei modelli alimentari ma anche la diversa modalità di intendere l’attività fisica che risulta spesso assente o, per lo più, settorializzata temporalmente e spazialmente senza essere continuativa.

Un altro importante cambiamento a cui abbiamo assistito negli ultimi anni è rappresentato dalla diminuzione del tempo trascorso dai bambini “in movimento”, nel gioco all’aria aperta, unitamente all’aumento del tempo trascorso davanti al pc e davanti alla TV, al cellulare, al tablet ecc. L’avanzamento della tecnologia ha quindi contribuito a ridurre il tempo speso dai bambini in attività ludiche “in movimento”, lasciando invece grande spazio alla sedentarietà.
È importante intervenire sulla famiglia affinché i bambini possano imparare a mangiare in modo corretto. È necessario formare le famiglie al fine di ridurre il consumo di alimenti ad alta densità energetica e bevande zuccherate, e le porzioni proposte, ormai sempre più abbondanti. Si dovrà quindi riequilibrare l’alimentazione nell’età evolutiva verso dei modelli più corretti e salutari. Un bambino che vive in un ambiente obesogenico, ovvero un ambiente con genitori obesi con abitudini alimentari ipercaloriche e squilibrate, sarà con molta probabilità un adulto obeso.

E’ importante insegnare ai piccoli ed ai ragazzi il piacere del gusto, mantenendo l’attenzione all’aspetto culturale del cibo; il momento del pasto deve essere meno scontato e monotono, e questo è possibile preparando le pietanze in modo bello, colorato ed attraente. Non dimentichiamo che il cibo rappresenta la cultura di un popolo, il gusto, la convivialità e la comunicazione.

Per prevenire l’obesità nell’età evolutiva è importante prendere in considerazione 3 periodi critici nel corso

  • Preconcepimento e gravidanza
  • Periodo neonatale e prima infanzia
  • Tarda infanzia e adolescenza

Educare bambini e adolescenti ad una sana e corretta alimentazione fin dalla prima infanzia è un investimento fondamentale per la loro salute futura e per la prevenzione di molte malattie legate all’alimentazione, inclusa l’obesità. La responsabilità delle famiglie e della società è quella di promuovere la cultura della sana alimentazione. Non meno importante è il ruolo che le scuole possono svolgere nell’insegnare l’educazione alimentare.

Sovrappeso e obesità nei bambini

Numerosi studi scientifici hanno dimostrato che il tipo di alimentazione di una donna in gravidanza e del neonato nei primi 1000 giorni di vita (dall’inizio della gravidanza fino al compimento dei 2 anni di età) ha notevole influenza nello sviluppo della salute a lungo termine del bambino perché è in grado di intervenire sull’espressione genica a livello del DNA e determinare il fenotipo del soggetto, con la predisposizione o meno a sviluppare obesità e patologie ad essa correlate. 

Ci sono inoltre altri fattori di rischio precoci che possono contribuire allo sviluppo del sovrappeso e dell’obesità nei bambini, tra cui:

  •  Il basso peso alla nascita;
  • BMI (indice di massa corporea) elevato della madre
  • Obesità dei genitori;
  • Fumo materno durante la gravidanza;
  • Aumento di peso eccessivo nel primo anno di vita;
  • Durata del sonno ridotta;
  • Esposizione eccessiva agli strumenti tecnologici.

Anche il tipo di allattamento risulta essere associato ad un maggiore rischio di malattie metaboliche, pertanto è raccomandato (anche dall’OMS) l’allattamento al seno esclusivo fino ai 6 mesi di vita extrauterina del bambino, a meno che non ci siano reali impedimenti. L’allattamento al seno è auspicabile in quanto ha una composizione nutrizionale ottimale, protegge dal rischio di sovrappeso e obesità, stimola la maturazione del sistema immunitario, instaura un legame madre-figlio e facilita la digestione.
Nei mesi successivi si può cominciare l’introduzione di cibi solidi (6-12 mesi) e non prima poiché si ridurrebbe l’effetto protettivo del latte materno, sbilanciando la dieta verso una nutrizione iperglicidica, iperproteica e ipolipidica causando frequentemente diarrea, sensibilizzazione allergica nei neonati a rischio ed eccessivo carico renale.
Successivamente, quindi nell’età evolutiva, l’alimentazione deve soddisfare i bisogni energetici e nutrizionali del bambino, con riferimento alla curva di crescita. Per questa finalità la dieta mediterranea rappresenta la scelta alimentare migliore in termini di varietà di cibi e sapori e limita il consumo di alimenti e prodotti industriali contenenti zuccheri o sali aggiunti.

La dieta mediterranea si basa sull’assunzione quotidiana di cereali, integrali e non, frutta, verdura, latte e yogurt o formaggi magri, proteine contenute in pesce, legumi, carne e uova, tutto sempre in quantità controllate:

  • Le proteine 15%
  • I carboidrati 45-60% (di cui meno del 10% di zuccheri semplici)
  • I grassi 30-40% (di cui meno del 10% di grassi saturi)

    Ci sono studi che dimostrano come un eccessivo consumo di proteine nei primi due anni di vita possa predisporre l’organismo adulto ad un maggior rischio di obesità. Per contro, un ridotto consumo di grassi (olio extravergine di oliva come condimento, pesce, semi oleosi, olive, frutta secca) può causare problemi legati al metabolismo dell’assunzione lipidica e una tendenza all’accumulo dei grassi.

DCA Disturbi del comportamento alimentare

Per i giovani d’oggi, talvolta anche molto piccoli, il cibo e il corpo si sono trasformati in un’ossessione. I Disturbi del Comportamento Alimentare costituiscono una vera e propria epidemia sociale. L’incidenza complessiva dei DCA risulta essere pari a circa 164 casi/100.000. Per ogni 100 ragazze in età adolescenziale, 10 soffrono di qualche disturbo collegato all’alimentazione.

Questi disturbi sono gravi patologie che si stanno diffondendo a vista d’occhio a causa di un insieme di fattori: tra essi si evidenziano soprattutto quelli socio-culturali del mondo occidentale, che propongono immagini stereotipate di corpi caratterizzati da magrezza estrema, senza alcun difetto, modellati dall’iper controllo, provocando una forte sensazione di inadeguatezza e continua ricerca della perfezione. Tutto questo porta il giovane, sia dal punto di vista psicologico che sociale, all’ isolamento e a trascurare la sensibilità, l’affettività e il rapporto con l’altro. Nell’ultimo decennio è aumentata la necessità di sviluppare programmi che possano prevenire l’insorgenza di questo disturbo; obiettivo complesso a causa della forte presenza di fattori di rischio e di diffusione (in particolare di stili di vita e modelli culturali), molto difficili da contrastare.

L’eziologia di questi disturbi si può paragonare ad un iceberg, la cui la parte visibile è una piccola frazione che rappresenta il rapporto tra il paziente ed il cibo, il peso e il senso estetico. La parte sommersa, di gran lunga più cospicua, rappresenta invece la componente legata alla psiche, afflitta da problemi emotivi non ancora elaborati come rabbia, paura, traumi e inadeguatezza.

L’adolescenza è una fase di crescita molto delicata poiché oltre ai forti cambiamenti fisici e la difficile accettazione di un corpo “nuovo” che ne consegue, ogni ragazzo o ragazza deve anche affrontare tutti i cambiamenti psichici: inizia, in questa fase, la definizione dell’identità attraverso un percorso di allontanamento dal legame con le figure genitoriali, di ricerca della propria autonomia ed il rapporto con i coetanei.

La famiglia è il nucleo primario dove un bambino nasce, cresce, sviluppa il suo sé ed è dunque un elemento fondamentale di cura in presenza di una patologia DCA.

La riabilitazione nutrizionale affronta i comportamenti e le azioni che esprimono e mantengono il disturbo alimentare e i pensieri disfunzionali sul cibo, peso e corpo che sono alla base dei comportamenti stessi.

Le abitudini alimentari dei ragazzi

La dieta dei ragazzi, come quella degli adulti, dev’essere il più possibile varia ed equilibrata, senza l’esclusione di alcun alimento ma nel rispetto delle porzioni giornaliere e settimanali raccomandate dalla piramide alimentare.
Questi sono alcuni accorgimenti da seguire:
– Fare pasti regolari ad orari predefiniti aiuta a stabilizzare i livelli di zucchero nel sangue;
– Non saltare la prima colazione perché fornisce l’energia e l’attenzione per iniziare la giornata;
– Condividere i pasti principali con la famiglia al fine di promuovere il dialogo;
– Limitare i “cibi spazzatura” come dolci industriali, bevande zuccherate, patatine e caramelle alle occasioni speciali o conviviali anziché abituali;
– Bere acqua in appropriate quantità;
– Insegnare ai ragazzi l’importanza di una dieta equilibrata e consapevole per sviluppare abitudini alimentari sane che si porteranno dietro per tutta la vita.
Non è da sottovalutare l’influenza che le dinamiche familiari hanno sulla sfera psicologica e sulle emozioni dei bambini e degli adolescenti e che spesso sono correlate al comportamento alimentare.

Analizziamo i più comuni scenari:
1- I ragazzi, così come già i bambini, esplicano le loro emozioni anche attraverso il cibo: la tristezza, la rabbia, l’ansia o la delusione potrebbero portarli a cercare conforto negli alimenti. È importante insegnare loro delle alternative salutari per gestire le emozioni, come il dialogo, l’arte o l’esercizio fisico.
2- L’uso del cibo come ricompensa o punizione può creare associazioni negative o problematiche con il cibo, è meglio cercare modi più positivi per disciplinare e incoraggiare i bambini.
3- Può succedere che i bambini o i ragazzi mostrino avversione verso alcuni cibi o manifestino preferenze alimentari; forzare i bambini a mangiarli ugualmente può avere l’effetto contrario e portare una maggior resistenza nei confronti di tali cibi, piuttosto è preferibile offrire una varietà di alimenti e incoraggiare gradualmente l’esplorazione di nuovi sapori.
4- I disturbi del comportamento alimentare (ortoressia, anoressia e bulimia) possono avere cause complesse, tra cui fattori genetici, psicologici e ambientali ma riconoscere precocemente i segnali di allarme può prevenire l’insorgere delle malattie stesse (l’isolamento e l’evitamento delle situazioni sociali e dei contesti conviviali, un eccessivo ed esclusivo impegno scolastico, l’attività fisica praticata con esagerazione, un’attenzione costante alla conta delle calorie e alla pesata degli alimenti, il consumo esclusivo di alimenti ipocalorici e dietetici, il controllo esagerato delle etichette dei prodotti da acquistare, un eccessivo controllo del peso e una distorta immagine corporea).
5 – I genitori vengono inevitabilmente visti come modelli da seguire e quseto vale anche in ambito alimentare: crescere nella fiducia e con la stima dei genitori permette ai ragazzi di acquisire un sereno rapporto con sé stessi, con il cibo e con la propria immagine corporea.
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LA CONSULENZA NUTRIZIONALE

Il nutrizionista ha un ruolo importante in un percorso di crescita che preveda particolare attenzione all’educazione e alle abitudini nutrizionali dei bambini.
La consulenza nutrizionale nei pazienti in età evolutiva prevede una ricostruzione della storia clinica e un’attenta valutazione dello stato nutrizionale attraverso un’anamnesi approfondita, cui segue l’esame obiettivo e l’esame antropometrico per definire il BMI (indice di massa corporea) e la curva di crescita del bambino. In alcuni casi può essere opportuno richiedere eventuali esami ematochimici. Il percorso nutrizionale dev’essere sempre personalizzato e il piano alimentare finalizzato a soddisfare gli specifici fabbisogni energetici e nutrizionali del giovane paziente.
Il nostro staff si prende cura:
– della nutrizione infantile e adolescenziale, compreso il caso dell’approccio vegetariano e dell’alimentazione del bambino sportivo;
– della prevenzione dell’obesità mediante:
– proposte strategiche motivazionali a stili di vita corretti e sport
– la conoscenza di percorsi di educazione alimentare nella scuola
– la conoscenza degli approcci per la prevenzione dei DCA;
– dell’applicazione di strategie nutrizionali operative per affiancare e sostenere le cure nei casi clinici di: sovrappeso/obesità, diabete di tipo 1, allergie, celiachia, epilessia;
– del trattamento multidisciplinare dei disturbi del comportamento alimentare (DCA).
Per il buon esito del percorso nutrizionale è assolutamente fondamentale che il cambiamento proposto investa tutta la famiglia e non solo il bambino: i genitori devono dare il buon esempio!

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